Mi scrivevo il tuo nome sul polso col pennarello. Polso destro, in quel punto dove si vedono bene le vene. Pennarello nero indelebile. Lo scrissi per la prima volta il giorno che ho capito che non ci saremmo visti più. L’ho scritto, perchè era come se tu fossi lì con me. E durante la giornata, andava sbiadendo. La pelle assorbiva il colore. Dopo la notte, quando mi svegliai, era ancora più sbiadito. Rovinato. Le lettere erano tutte confuse, non si distinguevano, un alone scuro. Ma non andai in bagno a tentare di toglierlo col sapone. Presi il pennarello e lo ripassai. Lo ripassavo ogni mattina appena mi svegliavo. All’inizio, la mia famiglia e gli amici non dissero niente, pensavano che presto mi sarei stufato. E io ti tenevo sul polso, presenza costante. Pagavo le sigarette, e tu eri lì. Scrivevo ed eri lì. Mangiavo, stringevo la mano a qualcuno, dipingevo, prendevo qualcosa e tu sempre lì. Con me. I mesi passavano, io continuavo a ripassare il tuo nome. Un giorno un amico mi disse che avrebbe avuto più senso farsi un tatuaggio. Perchè nessuno capiva? Non sarebbe stata la stessa cosa. La gente mi osservava sempre il polso con una faccia strana. Scontato. Qualcuno un giorno disse che col tempo, vuoi o non vuoi, tutte le ferite guariscono. So che non è affatto vero. Guariscono solo se sei tu che glielo permetti. Ma io quell’amore non volevo lasciarlo andare. Quella scritta rappresentava la mia ferita, e il fatto che continuassi a ripassarla costantemente, a renderla più viva e nitida, significava che volevo che restasse aperta, che non guarisse. Non avrei permesso al tempo di vincere sul nostro amore.

(via ilcucciolodeldiavolo)

(via ammassodimacerie)

..

(via nonsodimenticarti)

Lo rebbloggherò sempre.

(via aldisopradelrumore)

dio mio

(via holapioggianelcuore)

..

(via iimnotperfectbitch)

All’infinito

(via areyoumadferit)

I brividi

(via nonpossori-prenderti)

(Fonte: rickycasablanca, via ihavewrttnudown)

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E poi successe, successe e basta! Come potevano essere state due anime così unite distanti per così tanto tempo? Come potevano vivere lontante? E poi successe, e in men che non si dica “boom”, non potevano vivere più separate. Due anime che sembravano conoscersi da sempre, che si leggevano come libri aperti fra di loro e apparivano come codici segreti agli occhi degli altri. E poi successe, successe e basta! Rimanevano due corpi, due corpi attratti uno dall’altro come burro e marmellata, sigarette e caffé..che da soli erano forti, ma insieme invincibili! Ma, ma cosa n’era stato delle anime? Dov’erano finite? Dov’era finito quel legame diventato quasi ossessione? E poi successe, successe e basta! La distanza divenne padrona di quel legame, quel legame che non c’era più…ormai entrambi si erano persi, da qualche parte, nella loro stessa oscurità! C.I.
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Non sai di vivere se non stai vivendo! Fabio Volo
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La mia più grande paura è perderti.
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